Esiste una spada “imperfetta”? – Riabilitiamo lo Spadroon britannico!

Avete letto bene: una volta tanto non parlerò esattamente della “spada perfetta”, ma del suo esatto contrario, ammesso che esista. Nel corso di questi articoli ho più volte ribadito come non possa esistere una spada “perfetta” nel senso letterale del termine, ma ogni tipologia – e in realtà ogni singolo esemplare – debba invece essere rapportato ad un preciso contesto, un utilizzatore oppure un avversario particolare. Se questo è certamente vero data l’infinità di situazioni possibili, è però vero anche il concetto opposto? Esiste una spada che, a prescindere dal contesto in cui è usata, sia universalmente inferiore a qualsiasi altra e, quindi, “imperfetta”?

Non darò subito una risposta definitiva a questa domanda, ma mi limiterò a riassumere l’opinione di alcuni esperti in proposito: se una simile spada esiste, si chiama Spadroon.

spadroon spada ufficiale fanteria 1796

 

Prima di scendere nello specifico delle critiche, cerchiamo intanto di capire di cosa stiamo parlando. Il termine “Spadroon” è chiaramente anglosassone, dal momento che non esiste un altro sinonimo italiano con il quale definire esattamente il tipo di spada in questione. Si tratta di un modello che sembrerebbe nascere già nel XVII° secolo, anche se il termine fu poi riferito soprattutto alla spada da ufficiale di fanteria inglese del 1796, che accompagnò alcuni membri dell’esercito britannico nel periodo delle guerre napoleoniche. In seguito, la tipologia dello Spadroon si è diffusa in alcune sue caratteristiche anche nel resto d’Europa.

Si tratta di una spada molto leggera e piuttosto corta, generalmente a doppio filo – anche se esistono diversi modelli a lama monofilare – che nella teoria avrebbe dovuto essere una sorta di ibrido tra lo Spadino e le spade con elsa a cesto (simili alla Schiavona). Proprio da qui deriverebbe il termine “Spadroon”, ovvero dall’italiano “Spadona”, con il quale si designava all’epoca quest’ultima arma da cui il nostro modello invece differisce molto nella realtà. L’elsa della spada del 1796 appare in effetti quasi identica a quella di uno Spadino, eccezion fatta per la mancanza degli anelli da dita, tipici di una spada incentrata sull’affondo. La lama, invece, è leggermente più lunga, più larga e molto più sottile rispetto a quest’ultimo, il che dovrebbe – e sottolineo dovrebbe – fare dello Spadroon un’arma capace di portare importanti colpi di taglio, oltre che buoni affondi.

Insomma, lo Spadroon doveva presentarsi come il perfetto compromesso, per l’ufficiale che andava in guerra: leggero e agile da portare in giro, maneggevole come uno Spadino ma potente come le Claymore scozzesi. Peccato che, nella pratica, ciò che si è ottenuto è stato proprio il contrario. Se osserviamo la maggior parte dei modelli del 1796 (periodo in cui si ha una regolamentazione abbastanza stingente e uno standard per queste spade), infatti, notiamo diversi punti critici a partire proprio dalla lama.

nick thomas spadroon flexibility 1796
Nick Thomas mostra la flessibilità della lama di uno Spadroon regolamentare del 1796

Si tratta di lame incredibilmente flessibili e leggere, il che è certamente ottimo se vogliamo evitare che la spada si rompa in combattimento; tuttavia queste qualità portate all’eccesso causano spiacevoli conseguenze. La spada da fanteria inglese, proprio per la sua flessibilità, non è in grado di portare affondi decenti perché la forza del colpo viene dispersa in gran parte dall’effetto “molla”. Esistono addirittura rapporti di militari che denunciano come persino una giubba abbastanza robusta risultasse ardua da penetrare per gli Spadroon. Per gli stessi motivi, il potenziale di taglio di quest’arma è assolutamente mediocre, per non dire imbarazzante: non soltanto la flessibilità della lama rende più difficile un giusto allineamento, ma la sua intera geometria sembra sfavorire il taglio; anche il bilanciamento, spostato tutto sull’elsa, rende la forza d’impatto decisamente misera.

L’elsa dello Spadroon del ‘96 è un altro punto di infamia. Come per quella degli spadini, offre una copertura buona nel complesso, grazie all’arco paramano e ai “gusci di conchiglia” laterali. Tuttavia gli spadini non sono stati creati per essere usati in guerra, ma soltanto nei duelli, contro altri spadini orientati all’affondo: un buon colpo di Sciabola da cavalleria del 1796 (tanto per restare nello stesso anno), avrebbe potuto non solo raggiungere ugualmente le nocche, ma addirittura tagliare attraverso il paramano, che di norma era in ottone e non in solido acciaio. Se ciò non bastasse, la spada da fanteria inglese montava un vero prodigio della tecnica del XVIII° secolo: una delle conchiglie laterali della guardia era dotata nientemeno che di cardini, in modo da poter essere ripiegata per consentire maggiore comodità all’ufficiale quando se ne stava appesa alla cintola. In caso di combattimento sarebbe bastato chiedere all’avversario un attimo di tempo per raddrizzare la guardia, prima di iniziare.

Elsa Spadroon spada regolamentare fanteria 1796

Scherzi a parte, potreste pensare che questo giudizio negativo sia soltanto un’opinione contemporanea, ma non è così: tra gli altri, un ufficiale della Royal Artillery, Cavalié Mercer, scrisse che “niente potrebbe essere più inutile o ridicolo della vecchia spada da regolamento di fanteria”, che non era adeguata né al taglio né all’affondo e viene definita come “il perfetto ingombro”. Al posto di quest’ultima, continua, gli ufficiali erano soliti portare daghe scozzesi (dirk), quando si trovavano lontani dal quartier generale.

Insomma, scarso allungo, infimo potenziale offensivo, mediocre valore difensivo: tutto farebbe pensare allo Spadroon come un’arma totalmente inadeguata a qualsiasi compito, sub-ottimale rispetto ad ogni altra spada con cui fosse chiamata a confrontarsi. Ma non è mai il caso di fermarsi alle apparenze.

Negli ultimi tempi lo Spadroon ha suscitato un acceso dibattito nella nicchia relativamente ristretta del mondo HEMA britannico, che ha visto i suoi detrattori scontrarsi con una “nuova generazione” di cultori dell’arma, almeno nell’ambito delle arti marziali. Pro e contro di questa “spada a doppio taglio” – in tutti i sensi – sono espressi in una lucida analisi da Nick Thomas, scrittore e istruttore di arti marziali storiche europee (HEMA), presso la Academy of Historical Fencing, nel suo video dal titolo: “Spadroon – Master of All Weapons, or Perfect Encumbrance?”, che potete vedere cliccando sul titolo.

Elsa Spadroon spada regolamentare fanteria 1796

Innanzitutto il termine “Spadroon” è usato già nel 1728 da Donald McBane, un maestro di scherma, nel suo manuale di arte della spada: egli non esita ad usare epiteti entusiastici per questo tipo di arma, definendola letteralmente “incomparabile”. Una vera contraddizione rispetto alla diffusa opinione sulla versione più tarda! Possibile che, a distanza di pochi decenni, il mondo fosse cambiato così tanto da considerare improvvisamente scadente un’arma prima ritenuta straordinaria? Certamente no: la differenza sta tutta nella terminologia. Quello che McBane chiamava “Spadroon” era probabilmente più vicino ad una versione leggera della spadona con elsa a cesto, mentre la nuova regolamentazione del 1796, per motivi difficili da individuare, aveva portato al peggioramento di cui abbiamo parlato. Entrambe le spade venivano chiamate con lo stesso termine ma, nella sostanza, erano molto diverse: soprattutto con la precedente regolamentazione del 1786 potevano esserci moltissime varianti e dieci anni dopo le cose non erano poi tanto cambiate, dal momento che anche allora esistevano esemplari di tutto rispetto accanto a quelli di cui abbiamo notato i difetti.

Sotto questa nuova luce, se ampliamo il termine “Spadroon” a tutte le spade che, grossomodo tra Settecento e Ottocento, avevano caratteristiche simili a quelle descritte, possiamo decisamente riabilitare la tipologia e ridefinirla. Allora sì che il nostro Spadroon diviene una versione in miniatura della Broadsword britannica, ottimizzata per l’affondo come lo Spadino, ma ancora capace di portare buoni colpi di taglio. Ma è abbastanza per riscattarlo completamente? In definitiva abbiamo una spada che può risultare utile in molte circostanze, ma che resterà mediocre rispetto a quasi tutte le altre: un punto critico è il suo allungo inferiore alla maggior parte delle spade europee, il che la pone subito in svantaggio nel caso di un confronto diretto, per esempio con un Rapier o una Spada da Lato; allo stesso tempo un combattente armato di Spadroon nella realtà  faticherebbe a contrastare una Claymore o una Sciabola perché la sua struttura generale è molto meno solida.

Elsa Spadroon spada regolamentare fanteria 1796
Nick Thomas mostra uno Spadroon nella versione del 1786, con lama a diamante molto spessa.

Dobbiamo allora parlare ancora di una spadaimperfetta”? In realtà abbiamo ben definito il concetto per cui ogni spada va giudicata in relazione al contesto in cui la si vuole utilizzare, perciò riflettiamo: esiste una situazione nella quale lo Spadroon potrebbe rivelarsi la spada perfetta da scegliere, fra le tante possibilità? Ebbene, sì.

Stiamo parlando di una spada di ridotte dimensioni (al di sotto del metro di lunghezza totale), con un peso che si aggira attorno ai 700 – 800 grammi, poco più di uno Spadino: un’arma da portare senza sforzo alla cintola anche per tutto il giorno, con il minimo ingombro. Inoltre la grande versatilità di questa spada consente di usarla sia a chi è addestrato con la Sciabola, sia a chi preferisce il Rapier o pratica una delle tre specialità della Scherma Sportiva, al pari della Broadsword e della Spada da Lato.

Tra tutti gli scenari che abbiamo analizzato su questo sito, ce n’è uno in particolare che è veramente perfetto per lo Spadroon: quello della difesa personale! In tale occasione abbiamo immaginato una società simile a quella rinascimentale o premoderna nella quale è consentito il porto di una spada in pubblico, riferita però ai nostri giorni. Escludendo ovviamente le bocche da fuoco, le armi che impiegherebbero in città gli aggressori sono semplici daghe, coltellacci o bastoni, dal momento che una loro preoccupazione sarebbe di non dare nell’occhio mentre compiono il misfatto. Uno Spadroon sarebbe assolutamente adatto a confrontarsi con avversari del genere, quanto meno sullo stesso piano nel caso in cui anch’essi portino una spada di lunghezza simile.

duello wilkers martin spadroon

A sostegno di questa tesi, aggiungiamo che in una simile occasione non è importante l’entità del danno provocato al nemico, purché sia sufficiente ad allontanarlo – nell’autodifesa infatti non ci interessa cosa succede all’aggressore, ma cosa succede a noi! Anche le dimensioni ridotte dello Spadroon sono ottimali, dal momento che consentono di estrarlo più rapidamente rispetto a tante altre spade, in caso di pericolo improvviso.

In conclusione abbiamo visto come anche una spada in apparenza sub-ottimale possa serbare qualità impensabili, rivelandosi perfetta in almeno uno degli scenari possibili. Lo Spadroon è un’arma di tutto rispetto, il cui vero punto di forza è la versatilità: non si tratta certo della spada perfetta, ma piuttosto, forse, del perfetto compromesso.

nick thomas spadrooners spadroon
Immagine di Nick Thomas

 

4 pensieri riguardo “Esiste una spada “imperfetta”? – Riabilitiamo lo Spadroon britannico!

  1. Guardando Vickings son venuta a sapere che i Sassoni usavano delle spade più resistenti rispetto ai Vichinghi. Sai qualcosa a riguardo? Usavano metalli diversi?

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    1. Penso che siano più che altro supposizioni basate sulla famosa “Ulfberth”, che in realtà erano una serie di spade non Scandinave, ma ritrovate in varie zone del centro/nord Europa, ed erano costituite di un acciaio molto migliore della media per quel periodo, una sorta di damasco!

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      1. Addiruttura dicono fossero indistruttibili. Poi son state anche attribuite ai Longobardi queste spade a doppio taglio. Lo dicono qui ma è vero?
        https://bighipert.blogspot.com/2013/05/ulfberth-la-spada-magica-dei-longobardi.html?m=1

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      2. Scusa non avevo visto il tuo commento!
        Allora, sull’attribuzione ai longobardi non saprei dire con certezza: in realtà non sappiamo molto di questa popolazione, prima che arrivasse nella penisola italica, se non da alcune saghe e poche fonti archeologiche. Quindi è difficile dire se le Ulfberth ritrovate in centro Europa siano propriamente longobarde oppure no, anche se c’è la possibilità.
        Per il resto, nessuna spada è veramente indistruttibile purtroppo…

        Grazie del commento!

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